
Social business
Mille menti italiane per Cionet
22 Giugno 2010
L'obiettivo della rete sociale internazionale per i Cio creata da Hendrik Deckers per dar loro modo di scambiare idee e arricchirsi reciprocamente è di arrivare a 2mila iscritti entro fine anno e di raddoppiare il numero per il 2011.
Dalle cifre sul piatto si capisce che Gatti punta a contare un quarto della forza, portando menti e qualità “made in Italy”.
Si entra a far parte di Cionet, infatti, solo su invito e solamente se si è un Cio a capo di una struttura It di almeno 20 persone e/o con 2 milioni di euro di budget, o anche se si è It manager in un organico di almeno 200 persone tecnologiche o a cui vengono destinati 20 milioni di euro per l'It.
Cionet in Italia viene presentata in questi giorni. Ha già un Advisory Board presieduto dal Cio del Gruppo Ferrero, Enzo Bertolini e in cui ci sono manager dalle alte credenziali, come Maurizio Brianza di BTicino, Stefano Catellani di Caprari, Marcello Cordioli di Permasteelisa, Augusto Fedriani di Costa Crociere, Giovanni Hoz dell'Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza, Paolo Magnani di Dhl, Francesco Nicastro di Coesia Group, Luigi Pignatelli di SaraLee, Adriano Riboni di Sanofi Aventis.
Il board fa dunque il “governo” di Cionet Italia, dettando i temi di interesse, orientando le politiche di gruppo su cui i Cio della rete dovranno confrontarsi.
La piattaforma online è a disposizione quotidianamente di tutti gli iscritti per dettare discussioni e chiedere confronti. La formula seguita da Cionet, infatti, è quella della community “a-la-2.0”, con una piattaforma Web di partecipazione moderata (community manager di Cionet Italia è Susanna Bigioni), frammista a momenti prossemici, in cui i partecipanti possono fisicamente mettersi a un tavolo per affrontare tematiche definite.
Una formula che ha convinto Bertolini a diventare “capo gruppo” per l'Italia (è anche, insieme ai Cio di Dhl, Repsol e Kbc nel board internazionale).
E l'internazionalità è l'altro asset convincente per il Cio di Ferrero. Non solo per lui. Il network, secondo Gatti, è unico in Italia perché basato su un database internazionale: i Cio sono subito messi fra pari, con i colleghi di altri paesi, per condividere temi e portare l'esperienza tricolore su un tavolo di confronto europeo.
Come si sostiene Cionet? «Non siamo una onlus», afferma Gatti. Pertanto sono ammessi, come soci “uditori”, soggetti qualificati come business partner, ossia vendor di tecnologia che possono essere presenti solamente con una figura di assoluto rilievo (l'Ad o il direttore di una business unit), e unicamente per partecipare alle discussioni, non per promuovere prodotti o per fare lead generation, e con spirito di continuità, lontano quindi dalla logica di opportunità “mordi e fuggi”. Questi business partner, di fatto, sono gli sponsor di Cionet.
La rete italiana si sta organizzando per tenere, al 30 giugno del prossimo anno, il primo summit. L'approdo alla reunion sarà scandito da quattro tappe, bootcamp, su tematiche specifiche. Nel frattempo, l'intera community continentale si ritroverà a Bruxelles il 17 e 18 febbraio del 2011 all'European Summit.
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